Tic-Tac

Provate per un attimo a tornare con la mente alla vostra infanzia, non importa se sia stata felice o meno, sono quasi sicuro che ognuno di voi aveva un rapporto diverso con il Tempo, rispetto a quanto avviene ora. Io ricordo che a casa di mia nonna, nel primo pomeriggio, aspettavo le quattro per poter vedere i cartoni pomeridiani (qualcuno ricorda Solletico?) e — non sapendo leggere le ore — chiedevo quanto mancasse. Spesso mi sentivo rispondere: «È presto, Jacopo, ancora un’oretta» e mi rattristavo parecchio perché sapevo che l’attesa era lunga. Quando pensavo a ciò che avevo fatto solo un anno prima mi sembrava che di mezzo ci fosse un’era.

Eccomi adesso, ventituenne, a notare che quattro ore di studio passano sempre troppo in fretta rispetto a quanto mi sia necessario; ad evocare ricordi dell’estate passata e percepire quegli eventi come accaduti pochi mesi prima. Com’è possibile?! Sono sempre stato convinto fosse principalmente colpa di una percezione del tempo alterata durante la fase della crescita, unita magari al rapporto “vita rimasta-vita vissuta”. In sostanza qualcosa di inevitabile — ed inevitabilmente triste — che andrebbe notato per poter prendere piena coscienza del fatto che la vita non è mai lunga abbastanza.

Nel 2012 è però successo qualcosa che mi ha fatto vedere la nostra percezione del tempo sotto un’altra luce, nonché mi ha causato un piccolo periodo di “crisi esistenziale”. Durante le vacanze estive sono andato in Croazia con un gruppo di amici e, sebbene inizialmente non ne fossi proprio entusiasta, si è invece rivelata una bella esperienza. Non ho intenzione di fare il resoconto della vacanza, mi limito ad accennare che tra nuotate intense, furti di birra ed improbabili approcci con turiste tedesche, ce la siamo passata piuttosto bene. Il tutto è durato una settimana e, nonostante il luogo comune voglia che il tempo passi più rapidamente quando ci si diverte, l’ho vissuta in modo intenso, assaporando ogni singolo giorno.

Torno a casa e riprendo contatto con la realtà: ho un esame a tre settimane e devo fiondarmi sui libri, non c’è tempo da perdere! Ed ecco che, con mio grande sconcerto, in un battito di ciglia passano sette giorni. 168 ore della mia vita se ne sono andate senza che quasi io me ne rendessi conto, lasciandomi la disarmante sensazione di non aver vissuto. Come mai la stessa identica porzione di tempo che ho trascorso in Croazia l’ho percepita in modo così diverso, una volta rientrato a casa?

Sembrerà banale, ma tutto ciò mi ha fatto entrare per un po’ in crisi, mi ha fatto chiedere: «Non sarà che sto buttando la mia vita?». Mi è venuta incontro un’infografica che ha stimolato la mia curiosità riguardo l’argomento in questione e mi ha fatto fare un po’ di ricerche. Purtroppo non ho modo di recuperarla, quindi esprimerò il concetto con le parole di un gentile utente di Reddit che ha rinfrescato la mia memoria su questo tema.

La percezione del trascorrere del tempo dipende da quante volte prestiamo attenzione a qualcosa e siamo consapevoli di farlo!

Può essere fantastico oppure un supplizio, dipende dalle circostanze.

Percezione del tempo come “lento”:
Sei in classe e controlli l’orologio appeso al muro…10 minuti alla campanella. Ogni…3…secondi, ti rendi conto di quanto sembri un’eternità. Vuoi che il tempo passi più in fretta, vorresti che lo facesse, quindi continui a controllare, controlli ancora ed ancora! In quei 10 minuti avrai fatto 200 osservazioni e se ogni volta che guardi l’orologio dici a te stesso: «Ma è così LENTO!» ecco che sono 400 osservazioni ed è persino peggio!

[…]

Percezione del tempo come “veloce”:
Ora pensa a quando sei tutto il giorno con la testa tra le nuvole, senza notare nulla, oppure quando passi tutta la giornata mezzo addormentato nel letto, o a guardare repliche di una serie TV che conosci da cima a fondo. All’improvviso il giorno è trascorso.

Oppure quando stai guidando lungo una strada che hai fatto centinaia di volte — e all’improvviso sei a casa e pensi: «Ma che cavolo! Dormivo mentre ero al volante?!»

Durante l’infanzia per tutto il tempo ci sono cose che vale la pena notare. Tutto ciò che hai dinnanzi è nuovo e — dunque — importante.

Quando cresci smetti di notare ciò che hai visto ormai centinaia di volte: non è nuovo, non è importante e quindi non merita la tua attenzione. È normale e giusto.

Come adulto ti devi concentrare su ciò che davvero merita attenzione. Le semplici sensazioni/suoni/stimoli visivi potrebbero non essere compresi nel novero, a meno che non siano estremi. Ma in genere ciò che è nuovo/importante per un adulto è ad un livello più astratto (il tempo rallenta per persone che hanno lavori in cui ogni minuto presenta una nuova — ed importante — sfida da superare).

Come nota a parte, due persone potrebbero vivere entrambe fino ad 80 anni, ma il modo in cui vivono la vita può essere molto diverso. Magari uno dei due nota cose tutto il tempo — è un inventore che compie centinaia di osservazioni e ha una valanga di idee al giorno. L’altro è in continuazione fra i meandri della sua mente e non si preoccupa di ricordare nulla di ciò che gli accade. Potresti trovarti con una persona che ha vissuto il suo tempo come se fossero 200 anni di vita e l’altra che si e no ha fatto esperienze per 20.1

Nel mio caso, in Croazia ho compiuto diverse sfide a livello personale per cercare di uscire dalla mia comfort zone e ho cercato di provare cose nuove; di contro, tornato a casa, mi sono lasciato assorbire nella routine, dalla meccanicità di eventi che posso predire ad occhi chiusi.

Uno dei fattori che mi ha spinto verso la mindfulness è proprio questo. Molto spesso, intrappolati come siamo nelle nostre routine quotidiane, arriviamo a dare per scontate cose che non lo sono per nulla e a credere di conoscere ciò di cui in realtà non abbiamo scalfito che la superficie.

Non c’è un giorno uguale ad un altro ed il tempo che vi lasciate alle spalle non tornerà mai più indietro. Sono uno che predica bene e razzola male, ma il mio consiglio è di vivere ogni giorno al massimo, provando cose nuove per il gusto di provarle (e se laggente dice che “non ha senso” è una ragione in più per fare ciò che pensate). Viaggiate! Sfidante le convenzioni che non sapete nemmeno voi perché seguite! Fate, di tanto in tanto, cose che vi spaventa fare. Cosa avete da perdere? Non potete vivere in eterno, ma potete vivere intensamente.


  1. “In the end, it’s not the years in your life that count. It’s the life in your years.” — Abraham Lincoln 

The Laundry List

Ho appena finito di leggere il libro di Sheldon Kopp ‘Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo!‘, un saggio brillante, denso di significato che nonostante le riflessioni profonde che provoca riesce ad essere comunque molto scorrevole e a catturare magneticamente l’attenzione del lettore. Senza dubbio un libro che consiglierei a chiunque.

Il volume si chiude con quello che l’autore definisce un ‘elenco escatologico della biancheria‘, ossia un elenco parziale delle “verità eterne“. Può essere visto come il sunto degli argomenti trattati dall’autore, derivante quindi dalla sua esperienza come psicoterapeuta ed essere umano. Tempo addietro ho pstato su queste pagine il mio ‘Manifesto’, se avete gradito le deduzioni di un ragazzo poco più che ventenne che la vita non ha ancora iniziato a viverla, direi che quelle del saggio dottor Kopp non potranno che piacervi e farvi riflettere.1


  1. È tutto qui!

  2. Non ci sono significati reconditi.

  3. Non puoi arrivarci da qui, e inoltre non c’è alcun posto dove andare.

  4. Siamo tutti già moribondi e saremo morti per molto tempo.

  5. Nulla dura per sempre.

  6. Non c’è alcun modo per ottenere tutto ciò che si vuole.

  7. Non puoi aver nulla a meno che non lasci la presa.

  8. Puoi conservare soltanto ciò che dai via.

  9. Non c’è alcuna ragione particolare per cui non hai ricevuto alcune cose.

  10. Il mondo non è necessariamente giusto. L’essere buoni spesso non viene ricompensato e non c’è alcuna ricompensa per la sventura.

  11. Nondimeno hai la responsabilità di fare del tuo meglio.

  12. È un universo casuale a cui noi apportiamo significato.

  13. In realtà non controlli nulla.

  14. Non puoi costringere nessuno ad amarti.

  15. Nessuno è più forte o più debole di te.

  16. Tutti sono, a modo proprio, vulnerabili.

  17. Non ci sono grandi uomini.

  18. Se hai un eroe, dagli un altro sguardo: in qualche modo hai diminuito te stesso.

  19. Tutti mentono, ingannano, fingono (sì, anche tu, e certamente io).

  20. Tutto il male costituisce una vitalità potenziale bisognosa di trasformazione.

  21. Ogni parte di te ha il suo valore, se solo l’accetti.

  22. Il progresso è un’illusione.

  23. Il male può essere spostato, ma mai cancellato, dal momento che tutte le soluzioni generano nuovi problemi.

  24. Tuttavia è necessario continuare a lottare verso una soluzione.

  25. L’infanzia è un incubo.

  26. Ma è così difficile essere un adultoindipendente, autosufficiente, consapevole di dover badare a sé stesso perché non c’è nessun altro a farlo.

  27. Ciascuno di noi è, in definitiva, solo.

  28. Le cose più importanti, ciascun uomo deve farle da sé.

  29. L’amore non basta, ma certamente aiuta.

  30. Abbiamo soltanto noi stessi e la fratellanza che ci unisce gli uni agli altri. Forse non è molto, ma non c’è altro.

  31. Che strano che tanto spesso, tutto sembra valer la pena.

  32. Dobbiamo vivere nell’ambiguità di una libertà parziale, di un potere parziale e di una conoscenza parziale.

  33. Tutte le decisioni importanti devono essere prese sulla base di dati insufficienti.

  34. Tuttavia siamo tutti responsabili di tutti i nostri atti.

  35. Nessuna scusa sarà accettata.

  36. Puoi fuggire, ma non puoi nasconderti.

  37. È importantissimo trovarsi senza più capri espiatori.

  38. Dobbiamo imparare la forza di vivere con la nostra impotenza.

  39. L’unica vittoria importante sta nell’arrendersi a sé stessi.

  40. Tutte le battaglie significative vengono combattute all’interno del sé.

  41. Sei libero di fare qualunque cosa vuoi. Devi soltanto affrontarne le conseguenze.

  42. Cosa sai…con sicurezza… ad ogni modo?

  43. Impara a perdonare te stesso, più e più e più e più volte…


  1. Se non avete familiarità con determinate tematiche psicologiche e filosofiche alcuni punti vi lasceranno scettici. Ho scelto tuttavia di non commentare ogni singola affermazione per invogliare a leggere il libro. 

Pensieri di una notte senza Luna

Anni e anni fa, durante una crisi esistenziale causata da un cuore infranto, una mia amica che non sapeva più come consolarmi mi disse: «Devi toccare il fondo per poter risalire».

Ovviamente non ho capito il concetto, credevo fosse soltanto una frase fatta, ma è curioso come le “grandi verità” sembrino sempre sciocche, banali a chi non le ha sperimentate. È proprio perché sono troppo semplici che non le si afferra subito, abituati come siamo a complicarci la vita con assurde costruzioni mentali.

Sul toccare il fondo che “non è uno stramaledettissimo ritiro spirituale” (vediamo chi capisce la citazione) e sulla vacuità delle parole al confronto dell’esperienza ritornerò in altri post. È da un po’ che sto pensando di scriverne, ma non è semplice organizzare il discorso e la mia Musa non è ancora venuta a trovarmi (sono uno che dipende molto dall’ispirazione, io).

Qui, invece, vorrei lasciare una manciata di detriti che ho raccolto quando ho toccato il fondo del baratro. Parole che mi ricordano ogni giorno che non esiste praticamente nulla impossibile da superare, poco importa quanto si stia soffrendo. Nulla che valga la pena conseguire lo si ottiene senza fatica e dolore.

Questa è ‘Pensieri di una notte senza Luna

Da solo intono la mia canzone
guardo lo specchio e vedo illusione
non sono altri se non me stesso
ciò che riflette è solo un eccesso

sopra il mio corpo queste ferite
a dimostrar parole appuntite
lo so, anch’io ho questo peccato
il mio patir non l’ha cancellato

io chiedo solo sia tolta la spina
che nel mio cuore rimane in sordina
pressione enorme dentro al mio petto
di notte non trovo quiete nel letto

sgorga un torrente di lacrime e sangue
dentro di me il mio spirito langue
vuole evasione da questa realtà
dietro i miei occhi io vedo viltà

spada di Damocle, forma di tempo
gli anni migliori gettati nel vento
una follia che ferma dirige
la meta ultima resta lo Stige

Vagabondo

Cammino lungo la strada della vita
privo di percorso continuo la salita
l’occhio spazza l’aria in cerca di segnali
ma per un vagabondo sembran tutti uguali

quando poi mi capita fermo dei passanti
non m’importa siano onesti o latitanti
chiedo che mi diano qualche indicazione
sembrano ignorare la mia condizione

son tutti occupati con mille cose serie
vite di cristallo, saranno poi macerie
voi tenete assieme i cocci con lo sputo
schiavi dell’orgoglio non chiedete aiuto

voi sapete tutto voi non sapete niente
piglio da oratore sfocia in balbuziente
svelti rinnegate ogni religione
mentre viene eretto l’altare alla ragione

la vita è così chiara, non v’è dubbio alcuno
trovati un lavoro, sposati qualcuno
accumula denaro secondo la tua legge
e rimani calmo assieme con il gregge

allora io continuo lungo la mia via
anche se non so affatto quale sia
forse è un’illusione che cederà di schianto
ma non sopporterei il peso del rimpianto

«Questa è l’acqua»

Recentemente mi sono imbattuto nel discorso che il compianto scrittore David Foster Wallace tenne nel maggio 2005 per la cerimonia delle lauree al Kenyon college. A dire il vero mi era capitato davanti agli occhi numerose volte in passato, spesso citato da Filippo Corti, ma ho sempre rimandato la lettura, ho sempre trovato qualcosa di più interessante da fare. Ebbene — scusate il francesismo — ma sono stato un gran pirla.

Ad averlo letto entro una settimana fa, lo avrei sicuramente fatto diventare la colonna portante di questo mio post, visto che comunque la tematica di partenza è analoga. A dire il vero, mano a mano che proseguivo nella lettura, mi rendevo conto che venivano toccati praticamente tutti gli argomenti che ho trattato in questa sede, incorporandoli in un unico discorso organico. Bando alle ciance: qua trovate la versione originale, mentre qua la traduzione italiana. Leggetelo, non ve ne pentirete.

Aggiornamento: Diego Petrucci mi ha segnalato che è stata fatta una versione animata di questo discorso. Ecco il link.

Prima di tutto, impara a fare il caffè

Dal capitolo 60 del Dàodéjīng:1

Governare un grande Paese
è come friggere un pesciolino

[…] Il senso è: per entrambe le cose è bene interferire il meno possibile. Ma l’immagine ha anche un’altra risonanza. Gurdjeff usava dire che chi sa preparare bene una tazza di caffè può fare qualsiasi cosa. Il senso è: non importa cosa fai, importa il grado di presenza, di consapevolezza che porti in quello che fai. Una volta capito questo segreto, puoi applicarlo in qualsiasi contesto. Dunque se sai friggere bene un pesciolino, puoi governare un grande Paese.


  1. Prima o poi smetterò di parlarne, promesso. 

Siamo come nani sulle spalle di giganti

Non è un mistero per nessuno che, da almeno due anni a questa parte, il mio interesse sia stato catturato da argomenti, “filosofici”, per così dire; in un certo senso questo stesso spazio in cui getto i miei pensieri nero su bianco, è il risultato di tali interessi.

A me è sempre piaciuto riflettere, ragionare sulle cose, cercare i “perché”. Da un lato questo mi ha permesso di sviluppare una genuina curiosità per (quasi1) ogni ambito, dall’altro ha creato un abitudine ad analizzare le situazioni che molto spesso si è rivelata controproducente, quando non addirittura paralizzante. Questa mia tendenza, unita al vortice di ormoni da cui si viene travolti in età adolescenziale, mi ha causato non pochi problemi nel periodo del liceo.

Svariate letture di stampo psicologico, sociologico e filosofico, unite ad interessanti conoscenze fatte tramite Twitter, mi hanno aiutato ad arginare questo aspetto “degenerativo” della mia mente; alcune tematiche le ho interiorizzate talmente tanto che hanno plasmato il mio carattere attuale e non c’è da stupirsi che siano molto presenti nei post che scrivo e che siano oggetto ancora di forte interesse.

A me viene un po’ da ridere quando alcune persone mi definiscono filosofo, soltanto per queste mie elucubrazioni. Non ho compiuto nessun reale studio, né elaborato alcuna teoria ( e quando ci ho provato il risultato è stato scadente). Quindi no, non sono un filosofo nel senso corrente del termine, ma lo potrei essere nel senso etimologico: filosofia deriva dal greco e vuol dire amore per il sapere. Sì, io amo conoscere cose nuove, mi piace ragionare ed una serata passata davanti ad una birra discutendo di argomenti stimolanti rappresenta una sorta di idillio, per me2.

Ho fatto questa premessa incentrata sulla mia esperienza perché ho notato che molte persone considerano tali discussioni, inutili. Le stesse persone che fanno del taleban-pragmatismo uno stile di vita, che ritengono superfluo tutto ciò che non sia funzionale a portare a casa la pagnotta e trovare un buco in cui infilare l’uccello. Massì, dico io, gettiamo alle ortiche la nostra cultura — la nostra essenza di esseri umani — e torniamo a darci clavate in testa!

Ovviamente quanto appena scritto è una provocazione. Però guardando bene moltissimi filosofi importanti erano anche uomini di scienza, questo perché la filosofia è la madre di ogni branca del pensiero umano; bollarla come insieme di riflessioni inutili sui massimi sistemi è, dunque, quantomeno riduttivo. Sebbene alcune opere — specie quelle di stampo metafisico — possano risultare ingenue o anacronistiche ai nostri occhi, rappresentano comunque un tassello che ha permesso la crescita della conoscenza umana fino al livello attuale.

Per non parlare di opere millenarie che, grazie alla loro infinita saggezza, riescono a risultare sempre attuali. Come il capitolo 29 del Dàodéjīng di cui riporto sotto la relativa interpretazione a cura di Augusto Shantena Sabbadini:

“Vorresti afferrare il Mondo e cambiarlo?
lo vedo che ciò non è possibile.
Il Mondo è un recipiente sacro:
non si può cambiare.
Coloro che lo cambiano lo rovinano,
coloro che lo afferrano lo perdono.

In verità gli esseri
a volte precedono a volte seguono,
a volte sono lamentosi, a volte sono arroganti,
a volte sono forti, a volte sono deboli,
a volte sono distrutti, a volte distruggono.

Per questo il saggio evita l’eccesso,
evita lo spreco, evita l’estremo.”

Questo capitolo può essere letto come un ammonimento contro l’idealismo rivoluzionario che ha caratterizzato la mia gioventù e quella di buona parte della mia generazione. Laozi dice: cercare di trasformare radicalmente il Mondo non ottiene gli effetti desiderati. Il Mondo è un “recipiente sacro”: in un linguaggio più comprensibile ai nostri giorni, il Mondo è un sistema coplesso. Le conseguenze dell’agire su di esso non sono esattamente prevedibili, e il passaggio seguente articola un po’ questa imprevedibilità. Per quanto possiamo cercare di inquadrarli in uno sviluppo ideale delle cose, gli esseri, le persone non si comportano mai come previsto. Il disegno ideale più nobile, quando viene imposto, si corrompe e dà risultati inaspettati. Questo tipo di mutamento non è durevole né benefico. I mutamenti durevoli e benefici sono unicamente quelli che emergono organicamente e spontaneamente all’interno del sistema, quelli che sono il prodotto di un’azione delicata (vedi commento al capitolo 78), quelli in cui molte piccole onde trovano una spontanea sinergia, non quelli in cui uno tsunami travolge l’esistente per rinnovarlo radicalmente. Per questo il saggio evita l’eccesso estremo.3

Personalmente provo grande ammirazione dinnanzi ad un grado d’intelletto che, interpretando presente e passato (che per noi sarebbero passato e trapassato), riesce a dedurre regole generali talmente affidabili da risultare valide millenni dopo. Rimango folgorato dal ragionamento che ha condotto Cartesio a formulare la massima — solo apparentemente scontata — “cogito, ergo sum”, ragionamento collegabile in parte al “velo di Maya” Schopenhaueriano ed affrontato a suo modo anche dalle varie correnti buddhiste. Citando Bernardo di Chartres noi «siamo come nani sulle spalle di giganti» e viviamo in un’epoca unica, in cui possiamo reperire ogni sorta di informazione per capire a fondo su cosa esattamente stiamo “poggiando i piedi”.

Foraggiare la mente è importante ed utile, non si vive di solo pane.


  1. In genere presto sempre attenzione al mio interlocutore, ma se vi mettete a parlarmi di motori, lentamente muoio dentro. 
  2. Probabilmente la vedo così perché non mi capita quasi mai, se fosse una costante potrei anche stufarmi. 
  3. Non ricorda anche a voi qualcosa

The front page of the Internet

Devo essere franco: non è semplice spiegare cosa sia Reddit, così come non lo è approcciarsi per la prima volta a questo sito. Potrei definirlo come un “arma”, una potente arma a doppio taglio che, se da un lato può permettere all’utente di espandere sensibilmente le proprie conoscenze e aprire porte su mondi di cui ignorava l’esistenza, dall’altro può diventare un’enorme buco nero, capace di inghiottire tutto il tempo libero che si ha a disposizione, portando a procrastinare qualsiasi cosa.

Nonostante l’incredibile popolarità che gode presso gli internauti di tutto il mondo, qua nel Bel Paese è praticamente sconosciuto e credo che siano due i motivi principali: la lingua e la veste grafica. Reddit è quasi totalmente in Inglese, lingua con cui noi Italiani non abbiamo mediamente molto feeling; a questo si deve aggiungere uno stile grafico quantomeno scarno, che non rende affatto gradevole o intuitiva la fruizione dei contenuti.

La migliore analogia che mi viene in mente per descriverne il funzionamento è quella con i cari vecchi forum, dei quali può essere visto come una sorta di evoluzione. Reddit è paragonabile ad un gigantesco forum all’interno del quale ogni utente può aprire i propri “sotto-forum” (subreddit), ciascuno dei quali ha ovviamente una propria tematica o peculiarità e dei propri moderatori scelti dal fondatore dello stesso. Gli utenti del sito principale possono iscriversi ai singoli subreddit in maniera analoga a quanto avviene per i feed RSS (o i follower di Twitter), in questo modo si assicura di non perdere discussioni interessanti nel mare magnum indomabile di tematiche.

Vi è poi il sistema di upvote e downvote (like e dislike) applicabili alle singole discussioni così come ai commenti, in modo da dare rilevanza a ciò che la maggior parte degli utenti ritiene utile o interessante. Gli upvote, assieme al numero complessivo di commenti che un thread sta collezionando, determinano i “temi caldi” che il Redditor (utente di reddit) vedrà nella propria homepage. La pagina principale del sito — denominata ‘The front page of the Internet’ — a chi non ha effettuato l’accesso appare popolata dalle discussioni più attive dei subreddit più popolari, ma in seguito al login essa si adatterà alle iscrizioni effettuate dal singolo utente.

L’accento è posto dunque su ciò che è la vera forza della piattaforma: i contenuti. Chi fonda un subreddit deve preoccuparsi di “mantenerlo in vita”, ossia di rifornirlo con materiale interessante e pertinente al tema generale, deve stabilire delle regole per gli utenti, assoldare moderatori incaricati di farle rispettare ed eventualmente curare anche la veste grafica del subreddit. Se tutte queste operazioni riescono con successo, allora inizieranno ad arrivare gli iscritti e la “sotto-community” prenderà vita. Visto che i subreddit sono tematici, ciascuno di essi attirerà l’attenzione di utenti che vi vedono rispecchiato un proprio interesse e quindi — presumibilmente — sono competenti in materia o quantomeno appassionati. Il risultato è un fiorire di discussioni altamente stimolanti, per non parlare del fatto che dubbi o perplessità rispetto alle più varie tematiche vengono fugati da risposte molto chiare competenti.1

Come ho detto i subreddit sono un’infinità, pensate ad una qualsiasi cosa ed avrete una buona probabilità di trovare una sezione ad essa dedicata; ciò comporta anche un abbondante numero di argomenti che definire inutili è un’eufemismo, quindi bisogna cercare bene ed iscriversi ai subreddit giusti. Io non so quali possano essere gli interessi di chi leggerà questo post, quindi elencherò di seguito alcune delle mie iscrizioni.2

  • /r/Italy. La comunità Italiana di Reddit è particolarmente indicata per i neofiti perché si può prendere confidenza con lo strumento scrivendo nella lingua di Dante. Negli ultimi tempi è cresciuta parecchio e si è innalzata la qualità; si parla un po’ di tutto quel che riguarda l’Italia,3 ma un buon margine è lasciato al cazzeggio. Consigliato.

  • /r/LifeProTips. Gli utenti condividono tra di loro dei piccoli “trucchi” per affrontare al meglio determinate situazioni e migliorare la propria vita.

  • /r/DecidingToBeBetter, /r/GetMotivated, /r/GetDisciplined. Tre subreddit, un solo obiettivo: farti spuntare gli attributi! Se avete bisogno di motivazione, di qualcuno che vi sproni e/o conforti, di modi per superare le difficoltà e migliorare voi stessi…ecco i posti giusti!4

  • /r/howtonotgiveaFUCK. Il mio subreddit preferito, quello che ha avuto una seria influenza su di me.5 È una community di auto-aiuto e formazione che insegna a mettere ordine tra le proprie priorità e migliorare la propria vita tramite una rinnovata fiducia in sé. Vi sentite oppressi da eventi esterni e volete tornare padroni della vostra vita? Fate un salto qua ed imparate a limitare i “fucks” che gettate al vento!

  • /r/ZenHabits. Altro “posto” a cui sono molto legato, pone l’accento su come applicare un mindset Zen alla vita di tutti i giorni. Ottimo subreddit per chiedere consigli e ricevere vere e proprie perle di saggezza.

  • /r/SocialEngineering. Utile se vi interessa imparare l’arte della manipolazione, lo trovo davvero affascinante.

  • /r/Random_Acts_Of_Amazon. Qui la gente, quando si sente in vena, decide di compare, ad uno o più utenti iscritti, un articolo presente nella loro wishlist di Amazon. Tentar non nuoce, no?

  • /r/UniversityofReddit. Scoperto di recente e devo ancora esplorarlo per bene, ma sembra davvero valido: è dedicato a tutti coloro che vogliono usare Internet per ampliare le proprie conoscenze/competenze.

  • /r/ProjectReddit. Ogni settimana viene poposta un’attività da compiere nel tempo libero, non si sa mai che si scopra qualcosa di nuovo riguardo sé stessi o gli altri.

  • /r/WtSSTaDaMiT. Per quel che mi riguarda è il paradiso. L’acronimo significa ‘When The Sun Shines Through a Dress and Makes it Transparent’ e qui potete trovare foto che ritengo quasi artistiche.

  • /r/ExplainLikeImFive. Si pongono domande alle quali, chi ne è in grado, deve rispondere nella maniera più semplice e basilare possibile, come se si trovasse di fronte ad un bambino di cinque anni.

  • /r/IAmA. I Am A/Ask Me Anything è molto famoso: qui potete trovare persone che svolgono ruoli particolari o hanno competenze interessanti, le quali si mettono a disposizione degli utenti per rispondere a qualsiasi domanda correlata. Non è raro trovare celebrità in questa sezione, tanto che anche il Presidente Obama ha aperto un proprio thread.

  • /r/todayilearned. Il titolo dice tutto: gli utenti condividono ciò che hanno appreso nella giornata corrente. Si viene a conoscenza di parecchie curiosità, ad esempio io ho saputo che Steve Jobs aveva la fobia dei pulsanti. (LOL).
    Il motore di Reddit è la comunità che lo popola, essa ha reso possibile l’attuazione di progetti di grande portata come Secret Santa, in cui gli utenti si scambiano regali di Natale, anche parecchio costosi, pur senza conoscersi. Per non parlare del grande lavoro di sostegno psicologico che viene offerto a chi soffre di depressione e chiede aiuto, addirittura esiste /r/SuicideWatch, dal nome piuttosto esplicativo.

Purtroppo — si sa — l’uomo non è esattamente la creatura più buona e compassionevole che esista, infatti anche Reddit ha il suo lato oscuro: la possibilità per chiunque di aprire subreddit, unita all’anonimato da tastiera può tirare fuori lati a dir poco disgustosi dell’essere umano. Non intendo fare pubblicità a sezioni in grado di competere con 4Chan per nichilismo, politically incorrect e blasfemia, mentre per quel che riguarda l’incredibile numero di materiale pornografico, mi limito a dire che digitando nell’indirizzo /r/randNSFW si viene reindirizzati verso un subreddit casuale appartenente alla categoria NSFW. Ciò che però credo meriti una menzione sia la chiusura di diversi subreddit correlati alla pedofilia e l’esistenza di sezioni private (a cui si può accedere solo tramite invito) con nomi associabili ad attività non proprio morali e/o legali.

Per incentivare gli utenti a produrre contenuti di qualità è stato pensato un sistema di punteggi detto karma che viene incrementato dagli upvote ricevuti ai link che si condivide ed ai propri commenti, suddividendosi rispettivamente nelle categorie link karma e comment karma. In modo analogo ai like di Facebook questo meccanismo ha portato gli utenti a volerne collezionare sempre di più, dando vita così al fenomeno del karma whoring, ossia la condivisione di contenuti immediati fini a sé stessi che non hanno altro obiettivo se non canalizzare upvote.

Il link karma è legato alla condivisione di link a contenuti esterni a Reddit e ha fatto sì che questo tipo di post proliferassero. Tutto questo panegirico per dire che che i self post (thread discorsivi, aperti dagli utenti) mediamente hanno una qualità molto maggiore rispetto ai link (che veicolano soprattutto video, immagini e meme), tanto che alcuni subreddit rendono possibile l’apertura soltanto di questo tipo di thread.

Insomma, Reddit è uno strumento dalle grandi potenzialità e dai molteplici usi. Potete dare sfogo alla vostra curiosità tempestando di domande /r/AskScience, oppure scoprire su /r/funny immagini che vedrete qualche settimana dopo impazzare sulle bacheche Facebook dei vostri amici: sta all’utente decidere cosa merita realmente la propria attenzione.

Spero che questa guida renda meno traumatico l’approccio agli internauti italici e funga da bussola a coloro che, spiazzati dal primo impatto, provano il desiderio di chiudere all’istante il tab del browser. Come si impara ben presto, a dispetto della apparenze, è molto più semplice usare Reddit che spiegare ad altri come usarlo, quindi…siete pronti a diventare Redditors?


  1. Ovviamente siamo sempre su Internet, quindi potreste imbattervi in sfottò e commenti acidi, i quali aumenteranno di numero e “violenza” a seconda del subreddit. Infatti c’è anche chi ha fatto del trolling una vera e propria professione
  2. Non menziono siti intuitivi come /r/technology e /r/Apple perché piuttosto facili da scoprire. 
  3. Visto il periodo che sta attraversando il nostro Paese, non deve sorprendere che ultimamente si parli prevalentemente di politica. 
  4. Se siete studenti demotivati e/o procrastinanti, consiglio anche l’ottimo /r/GetStudying
  5. È da lì che ho preso una buona parte dei punti per il mio Manifesto

Sulle ali di Abraxas

Su Twitter è esplosa una conversazione tra Andrea Patruno, Manuel Di Censo e me in seguito ad un mio tweet che recitava:

“Non si deve temere, né considerar vietata nessuna cosa che la nostra anima desideri”

Che ne pensate?

Come era prevedibile le reazioni sono state di profondo disaccordo, difatti quella frase aveva lasciato molto perplesso anche me: impossibile ignorare la funzione che ha la morale di tutelare l’ordine ed assicurare una corretta vita in società. Tendiamo a classificare gli immorali come delinquenti e gli amorali come sociopatici, possiamo quindi dedurre che queste “linee guida” da noi interiorizzate rappresentino la nostra coscienza, ciò che in definitiva ci rende umani.

La citazione in apertura è tratta da uno dei libri che sto leggendo in questo periodo — ‘Demian‘, di Herman Hesse — e l’ho tweettato con l’idea di stimolare una discussione (cosa poi avvenuta), ma non ho immediatamente proseguito nella lettura. Se lo avessi fatto avrei trovato poco più avanti un passo chiarificatore di ogni obiezione, infatti uno dei due interlocutori che stavano discutendo in quel punto del romanzo, muove le stesse critiche che sorgerebbero in mente a chiunque: è quindi lecito uccidere un uomo soltanto perché lo si odia e sorge in noi questo sentimento?

Ecco la risposta:

Non intendo che lei debba fare tutto ciò che le passa per la mente. No, ma non deve rendere innocue queste idee, che hanno la loro buona ragione, schiacciandole o moraleggiandovi su. Invece di crocifiggere sé stessi o un altro si può bere il vino da un calice accompagnandolo con pensieri solenni e pensando il mistero del sacrificio. Anche senza siffatte azioni si possono trattare con stima e affetto i propri istinti e le così dette tentazioni. Allora esse rivelano il loro significato, e tutte hanno un significato. Quando le viene in mente qualche cosa di pazzesco o peccaminoso, quando le venisse voglia di ammazzare qualcuno o di commettere qualche enorme porcheria, pensi un istante che codeste fantasie dentro di lei vengono da Abraxas. L’uomo che lei vorrebbe uccidere non è mai il signor tal dei tali, ma certo un travestimento. Quando odiamo un uomo, odiamo nella sua immagine qualcosa che sta dentro di noi. Ciò che non è in noi non ci mette in agitazione. Le cose che vediamo sono le stesse che abbiamo dentro di noi. Non esiste realtà tranne quella che è in noi.

Contestualizzando il tutto, dunque, riesce più facile condividere l’affermazione di partenza. Credo anche io che l’uomo tenda a vedere tutto ciò che lo circonda tramite una lente, un filtro, che arriva direttamente dal proprio e la maggior parte degli impulsi (o emozioni) che proviamo hanno poco a che fare con l’oggetto verso cui le dirigiamo.

Un classico esempio è la rabbia. Questa è un incitazione al “cambiamento”, quando siamo irritati è perché percepiamo che qualcosa deve essere cambiato, ma — parafrasando Jack Sparrow — non è detto che vada cambiato l’oggetto verso cui è destinata la rabbia, bensì potrebbe essere necessario mutare il nostro atteggiamento nei confronti di quest’ultimo. Ovviamente bisogna operare distinzioni a seconda dei casi: se dovessi assistere ad uno stupro, ciò che dovrà essere cambiato non sarà il mio atteggiamento nei confronti della situazione, bensì i connotati del tizio.

La chiave di tutto è comprendere sé stessi e quindi comprendere anche gli impulsi che ci muovono. Per saziare uno stimolo non è indispensabile sfogarlo, il più delle volte basta “osservarlo” in maniera acritica, ma con sincera curiosità. L’acriticità è fondamentale per non identificarsi con ciò che si prova e rimanervi incatenati nostro malgrado. Se ci limitiamo a soffocare le le nostre pulsioni, in quando non conformi alla morale comune, possiamo ottenere due risultati: esplodere come una pentola a pressione in maniera del tutto incontrollata, oppure roderci l’animo facendo diventare noi stessi l’oggetto di pensieri controversi.

Quello che, secondo me, vuole dire Herman Hesse è che per essere realmente in pace con noi stessi, dobbiamo accettarci in tutto e per tutto 1 e per poterlo fare dobbiamo conoscerci realmente. Tramite la conoscenza di noi stessi possiamo intuire ciò che è la realtà, al di là del filtro che il nostro ego ci pone di fronte agli occhi.

Come ho già accennato anche nel Dàodéjīng si parla di come la realtà che noi sperimentiamo non sia la “vera realtà” e tutto ciò che noi bolliamo come vero non è altro che una nostra costruzione mentale, a partire dal linguaggio che usiamo per definirlo. Successivamente Laozi dice che il governo del saggio “vuota i cuori2“, ossia porta le persona alla pace interiore, alla consapevolezza di sé e quindi riportarle in contatto con la vera essenza delle cose, in quanto noi siamo parte del Tutto.

Il collegamento con il Laozi non è forzato come potrebbe sembrare. Mentre leggevo ‘Demian’ continuavo a notare analogie, ma ciò che più mi ha colpito è stata la spiegazione del concetto sotteso dal nome Abraxas. Cos’è, anzi, chi è Abraxas? È un dio antico e misterioso, definito come “Dio altissimo” e “Padre ingenerato” che godeva di una certa fama presso gli alchimisti. La sua peculiarità era il rappresentare l’unione tra bene e male, Dio mischiato a Satana, in quanto al mondo nulla è interamente buono, né interamente cattivo. Vi ricorda qualcosa?

YinYang

Direi che è un po’ difficile non vederlo come la deificazione del concetto di Ying e Yang. Incuriosito ho fatto una piccola ricerca e ho trovato questa (esteticamente orrenda) pagina web di cui voglio citare un piccolo estratto.

Per quanto è emerso sotto il profilo simbolico, non possiamo soffermarci su come Abraxas rappresenti un concetto archetipale, talmente sofisticato e astratto, che sembra sfuggire a qualsiasi possibilità di comunicazione dialettica. Esso raccoglie in sè la terra e il cielo, il sacro e il profano, l’uomo e il divino, il positivo e il negativo, il maschile e il femminile, la materia e lo Spirito, l’evoluzione e l’involuzione. Tali coppie non vivono, e neppure convivono, nella loro separatività, e neppure formano un equilibrio grottesco, ma bensì sono presenti ad uno stato potenziale, su di un piano superiore, non legato a fattori come percezione e cognizione, soggetto ed oggetto, ma di totale fusione.

A questo punto mi sento di azzardare che Abraxas non sia solo l’equivalente di Ying e Yang, bensì il Tao stesso, in quanto ne rivedo alcune tra le caratteristiche principali. A persuadermi ancora di più di ciò è la frase che ho messo in grassetto e che somiglia straordinariamente alla premessa che Laozi ha posto nel primo verso del Dàodéjīng:

Il Tao di cui si può parlare non è l’eterno Tao

La realtà ultima, qualcosa di così profondo, radicato ed eterno da non poter essere comunicato tramite il linguaggio.

Un Abraxas superiore, svincolato completamente da ogni azione e forma grossolana, di cui noi siamo il caduco riflesso, ma non in cielo e neppure all’inferno va ricercato, bensì in noi stessi.

Non si può conoscere realmente nulla, se prima non si conosce sé stessi.


  1. A scanso di equivoci, non si vuole in alcun modo negare la possibilità di un cambiamento — anche profondo — nel proprio modo di essere, ma per poterlo operare è necessario accettarsi realmente e non rinnegare nulla di ciò che si è. 
  2. 心 (xīn) ha un significato più ampio dell’italiano”cuore”, abbraccia tutto ciò che noi associamo sia con il cuore (in senso proprio e figurato), sia con la mente. È perciò la sede del pensiero e delle emozioni, il centro della vita affettiva e morale, l’organo che presiede all’intenzionalità, alla volontà, all’attenzione e alla coscienza. Il cuore è “vuoto” quando è in uno stato di tranquillità, di contemplazione distaccata, di non identificazione con il pensiero, lo stato che normalmente associamo alla meditazione